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Chi avrebbe mai pensato che un animale così feroce e selvaggio come l’orso avrebbe potuto ispirare giocattoli che sono quanto di più tenero e dolce si possa immaginare, i “Teddy bear”.
E’ al 26° Presidente degli Stati Uniti, Theodor Roosvelt, detto Teddy, che gli orsacchiotti devono il loro nome. Nel novembre del 1902, questo popolare personaggio, decide di concedersi una pausa dagli impegni politici per recarsi a caccia di orsi nel Mississippi.
Non ha però grande fortuna e l’unica occasione che gli viene offerta è quella di sparare ad un cucciolo di orso legato ad un albero, gesto che il Presidente rifiuta di compiere. L’episodio diviene di dominio pubblico e divulgato dal Washington Post. L’orsacchiotto diventa così il simbolo del Presidente e di lì ad un anno l’animale narrato dalla stampa si tramuta in un giocattolo per bambini: il Teddy Bear.
Collezionare orsacchiotti nel corso degli anni è divenuto un hobby così diffuso che molti arcotofili (arcotfilia, dal greco “arctos”, orso, e “philos”, amore) hanno aperto al pubblico le loro collezioni private e non v’è museo del mondo che non riconosca ormai importanza a questo giocattolo.
L’orso che battè ogni record di vendita, “Happy” (della casa produttrice Steiff) è stato venduto ad un’asta di Sotheby’s di Londra per la cifra record di 55,000 sterline (86.000 dollari).
Molti proprietari, anche per il particolare legame che inevitabilmente si crea, prima di cedere i loro orsi si recano personalmente presso i musei destinatari al fine di verificare la sistemazione finale dei loro antichi compagni di giochi. Un orsacchiotto, in particolare, il “piccolo Tommy cinciallegra”, fabbricato nel 1908, non è mai stato dimenticato dal suo vecchio padrone, che ha continuato sino alla sua morte a inviargli auguri e cartoline. Negli anni precedenti alla Prima Guerra Mondiale, gli orsacchiotti di peluche assomigliavano a veri orsi: avevano lunghe zampe, musi appuntiti e schiene con la gobba, feltro ai piedi e occhi a bottoncino neri del tipo usato per gli stivaletti da signora e, dopo alcuni tentativi e sperimentazioni viene messo a punto un sistema di articolazioni in grado di consentire all’orsacchiotto di muovere la testa e gli arti.
Al termine degli anni ‘ 40 si cominciarono a produrre orsi in fibre sintetiche con imbottiture di kapok al posto della tradizionale paglia, e a partire dalla fine del 1964 tutti gli orsi si fabbricarono interamente in materiale di questo tipo. Dal 1980, però, si inizia ad assistere a un revival dell’orsacchiotto tradizionale, appositamente fabbricato per il nuovo mercato dei collezionisti.

MODALITA’ DI FABBRICAZIONE

1) PELLICCIA: può essere
- lunga, ondulata, corta;
- di mohair di lana, soffice e setosa (si ottiene dal vello della capra d’angora)
- di pelo sintetico, per orsi morbidi
Dopo aver disegnato i vari pezzi (in un orso normale sono 19) si tagliano con cura e si imbastiscono. Si cuciono a rovescio, lasciando un’apertura che serve per inserire l’imbottitura (paglia) e le articolazioni. Il filo usato è di poliestere grosso.
2) IMBOTTITURA: può essere
- di lana di legno, ottenuta da trucioli lunghi e sottili di legno pregiato.
La paglia viene spinta manualmente con bacchette di legno all’interno degli arti e della testa, pressando sino a renderla dura e compatta
- di kapok, una bambagia di fibra setosa che si trova, con funzione protettiva, nelle capsule dei semi di un albero tropicale.
3) ARTICOLAZIONI:
sono di legno, interamente fatte a mano e consistono in dischi con un foro centrale. Ogni orso ha al suo interno 10 dischi, che vengono attaccati a coppie (uno all’arto o alla testa e l’altro al busto) ed entrambi ruotano su un piano di metallo (coppiglia).
4) OCCHI:
in vetro. Si infilano in posizione il supporto di filo di ferro e con un lungo ago, al qual è stato infilato un robusto filo, si trapassa l’imbottitura, sino ad arrivare al retro della testa dove si annoda e si fissa saldamente il filo.
5) NASO, BOCCA E ARTIGLI:
vengono ricamati a mano con seta o lana di tipo particolare.

Ogni orso, pur essendo medesima la tecnica di montaggio, poiché è una produzione strettamente artigianale, ha però qualcosa che lo differenzia dagli altri: la posizione delle orecchie, il colore e la distanza degli occhi, la forma e la misura del naso e della bocca lo rendono un pezzo unico. Ogni singolo orso ha inoltre, un abito, interamente tagliato, cucito e ricamato a mano od un accessorio anch’esso pezzo unico.

 

 

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